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Solitudine

[...] Trovo salutare restar solo per la maggior parte del tempo. Essere in compagnia, anche dei migliori, provoca subito noie e dispersioni. Amo restar solo. Non trovai mai un compagno che fosse tanto buon compagno della solitudine. Per la maggior parte, noi siamo più soli quando usciamo tra gli uomini che quando restiamo in camera nostra. Un uomo che pensi o lavori è sempre solo - lasciatelo stare dove vuole. La solitudine non è misurata dalle miglia di distanza che si frappongono fra un uomo e il suo prossimo. Lo studente realmente studioso, è un solitario, in uno degli affollati alveari di Harvard come un derviscio nel deserto. Il contadino può lavorare da solo per tutto il giorno, nel campo o nel bosco, zappando o tagliando legna, e non sentirsi tale perché ha qualche cosa da fare; ma a sera quando torna a casa, non può sedersi da solo in una stanza, alla mercé dei suoi pensieri, ma deve restare dove può "veder gente", e ricreare e - come s'immagina - remunerare se st...

In viaggio verso l'amore

Amico mio, sei forse in viaggio verso il tuo amore in questa notte di tormenta? Il cielo stride come un'anima in pena. Non riesco a prender sonno stasera. A tratti socchiudo l'uscio e sbircio fuori nel buio, amico mio. Nulla scorgo davanti a me e mi domando dove corra il tuo sentiero. Lungo quale argine di un buio fiume, lungo quale confine di un'orrenda foresta, attraverso quale intrico di fitte tenebre si snoda il sentiero che stai battendo per giungere a me, amico mio? Rabindranath Tagore, Morning songs , A. Narayami, Calcutta 1883 (la trad. è di L. Vanadio).

Il giardino

Non un fremito d'aura giocondo nell'afa ardente. Su l'immota frasca tace ogni trillo, e boccheggianti a fondo giacciono i pesci d'oro entro la vasca. Passa d'uccelli una tribù fuggiasca radendo in fila il bosco sitibondo, e i gigli stanchi senton la burrasca che soffocante gravita sul mondo. Oh mentre il viso tuo sfiorisce e langue come quei figli, e fra ridente e mesta mi guardi effusa d'un pallore esangue, tu pure, inconscia, senti la tempesta d'amor che t'urge e che t'affanna il sangue, e stanca di desio pieghi la testa. Giovanni Marradi, in Il tesoro della poesia italiana. Dal Seicento all'Ottocento , a cura di G. Davico Bonino, Mondadori, Milano 1982.

Perché non dirlo?

Deliri come tu sola sai farlo. E io compongo numeri come per mangiare. Tu deliri e io compongo numeri - questi versi - come per bere. E ci dimentichiamo, nel tuo delirio e nelle mie metriche, della morte che sta dietro il balcone, e della vita che sale per il camino, come una strega, in questa lunga canna sormontata da palme che è l'esistenza, che è la pazienza, che è - perché non dirlo? - la nostra innocenza. José Moreno Villa, in Vittorio Bodini, I poeti surrealisti spagnoli a cura di Oreste Macrì, Einaudi, Torino 1988, vol. II.

Quanto ti odio!

Quest'incontro l'ho combinato a prezzo di molti stratagemmi. Arrivo trafelata e scopro che russi forte - ah, quanto ti odio! - D'accordo, mi sgriderai, ma ti sveglio: e, invece, ti giri dall'altra parte - ah che rabbia mi fai! - Il tempo scorre silenzioso in queste notti di primavera. Anonima giapponese, in The best geisha's songs , a cura di B. Fiedler, Mac Millan, London - New York 1986 (la traduzione è di U. Bottoni).

Il vento scrive

Su la docile sabbia il vento scrive con le penne dell'ala; e in sua favella parlano i segni per le bianche rive. Ma, quando il sol declina, d'ogni nota ombra lene si crea, d'ogni ondicella, quasi di ciglia su soave gota. E par che nell'immenso arido viso della piaggia s'immilli il tuo sorriso. Gabriele D'Annunzio, Alcyone , a cura di P. Gibellini, Einaudi, Torino 1996.

Quelle sue labbra ch'era peccato mordere

Quelle sue labbra ch'era peccato mordere tanto infantili e tenere s'aprivano (neve di sogno non può il tempo sciogliere) chiude un sigillo di divina cera. Ma avete flauti eterni come il mare, o labbra più profonde della sera. Maria Luisa Spaziani, Poesia d'amore del Novecento a cura di Angela Urbano, Crocetti Editore, Milano 2005. Pubblicata sul web in POESIA .

Assenza ovunque vedo

Assenza ovunque vedo: nei tuoi occhi la rifletti. Assenza ovunque ascolto: la tua voce suona tempo. Assenza ovunque aspiro: il tuo fiato d'erba odora. Assenza ovunque tocco: si spopola il tuo corpo. Assenza ovunque sento. Assenza. Assenza. Assenza. Miguel Hernández, in Poeti del Novecento italiani e stranieri , a cura di E. Croce, Einaudi, Torino 1960 (la trad. di questa lirica è di D. Puccini)

In sogno ti vedo ogni notte

Io sogno ti vedo ogni notte mi saluti, nel sogno, con affetto; ed io, rompendo in lagrime dirotte, ai piedi tuoi mi getto. Tu mesta a me guardi fisso, e scuoti la testina bionda; a perla a perla, lento per il viso, il pianto dagli occhi ti gronda. E mi sussurri lieve una parola, e un mazzo di cipresso mi dài tu. Io mi desto ed il mazzo s'invola, e la parola, ahimè, non la so più. Heinrich Heine, Il libro dei canti , intr. di V. Santoli, trad. di A. Vago, Einaudi, Torino 1983.

Es verdad (È vero)

¡Ay que trabajo me cuesta quererte como te quiero! Por tu amor me duele el aire, el corazón y el sombrero. ¿Quién me compraría a mí este cintillo que tengo y esta tristeza de hilo blanco, para hacer pañuelos? ¡Ay que trabajo me cuesta quererte como te quiero! È vero Ahi quanto mi costa amarti come ti amo! Per amor tuo mi duole l'aria, il cuore e il cappello. Chi comprerebbe da me questo nastrino che ho e questa tristezza di filo bianco, per fare fazzoletti? Ahi, quanto mi costa amarti come ti amo! Federico García Lorca, Imprevisto amore , a cura di Donatella Ziliotto, Salani, Milano 2001. La traduzione di questa poesia è di Piero Menarini.

Se non ci sei...

Se non ci sei, mi sembra un sepolcreto questo villaggio; svanita è la malía del paesaggio, del verde idillio queto se non ci sei. Se non ci sei, rifaccio il mio sentiero a fronte bassa, e i colli, i fior, la nuvola che passa, tutto mi è strano e nero, se non ci sei. Se non ci sei, se non ti leggo in volto che sai ch'io t'amo, che irrequïeto ti sogno e ti chiamo, che il raggio mio m'è tolto, se non ci sei; se non ci sei, mi avvinghia oscuramente nelle sue braccia la Noia, incúbo dalla tetra faccia; l'ore son nebbie lente se non ci sei; ma se ti trovo, sfuggon via col volo delle farfalle; ride la casa, un cantico è la valle, un trillo d'usignuolo, quando ti trovo! Giovanni Camerana, in Il tesoro della poesia italiana. Dal Seicento all'Ottocento , a cura di G. Davico Bonino, Mondadori, Milano 1982.

Digitale purpurea

I. Siedono. L’una guarda l’altra. L’una esile e bionda, semplice di vesti e di sguardi; ma l’altra, esile e bruna, l’altra… I due occhi semplici e modesti fissano gli altri due ch’ardono. «E mai non ci tornasti?» «Mai!» «Non le vedesti più?» «Non più, cara.» «Io sí: ci ritornai; e le rividi le mie bianche suore, e li rivissi i dolci anni che sai; quei piccoli anni cosí dolci al cuore…» L’altra sorrise. «E di’: non lo ricordi quell ’orto chiuso? i rovi con le more? i ginepri tra cui zirlano i tordi? i bussi amari? Quel segreto canto misterïoso, con quel fiore, fior di …?» « morte : sí cara». «Ed era vero? Tanto io ci credeva che non mai, Rachele, sarei passata al triste fiore accanto. Ché si diceva: il fiore ha come un miele che inebria l’aria; un suo vapor che bagna l’anima d’un oblío dolce e crudele. Oh! quel convento in mezzo alla montagna cerulea!» Maria parla: una mano posa su quelle della sua compagna; e l’una e l’altra guardano lontano. II. Vedono. Sorge nell’azzurro intenso del ...

Il più bello dei mari

Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto. Nazim Hikmet, in Poesia d’amore del Novecento a cura di Angela Urbano, traduzione di Joyce Lussu, Kylix 6, Crocetti Editore, 2006.

La Vida es Sueño

¿Qué es la vida? Un frenesí. ¿Qué es la vida? una ilusión, una sombra, una ficción, y el mayor bien es pequeño; que toda la vida es sueño, y los sueños, sueños son. Calderón De La Barca, in La Vida es Sueño , Edición Evangelina Rodríguez Cuadros, Colección Austral, Espasa Calpe, S.A., Madrid, 1998.

Serepta Mason

My life’s blossom might have bloomed on all sides Save for a bitter wind which stunted my petals On the side of me which you in the village could see. From the dust I lift a voice of protest: My flowering side you never saw! Ye living ones, ye are fools indeed Who do not know the ways of the wind And the unseen forces That govern the processes of life. Il fiore della mia vita avrebbe potuto sbocciare da ogni lato se un vento crudele non avesse tarpato i miei petali sul lato di me che voi nel villaggio potevate vedere. Dalla polvere innalzo una voce di protesta: il mio lato in fiore non lo vedeste mai! Voi che vivete, siete davvero degli sciocchi, voi che non conoscete le vie del vento e le forze invisibili che governano il processo della vita. (Traduzione di Letizia Ciotti Miller) Edgar Lee Masters, in Antologia di Spoon River , a cura di Letizia Ciotti Miller, Newton Compton editori, Roma 1974.

Politica: messaggio inquietante :-(

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Politica: il ridicolo 2

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Politica: il ridicolo 1

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I due fanciulli

I Era il tramonto: ai garruli trastulli erano intenti, nella pace d'oro dell'ombroso viale, i due fanciulli. Nel gioco, serio al pari d'un lavoro, corsero a un tratto, con stupor de' tigli, tra lor parole grandi più di loro. A sé videro nuovi occhi, cipigli non più veduti, e l'uno e l'altro, esangue, ne' tenui diti si trovò gli artigli, e in cuore un'acre bramosia di sangue, e lo videro fuori, essi, i fratelli, l'uno dell'altro per il volto, il sangue! Ma tu, pallida (oh! i tuoi cari capelli strappati e pésti!), o madre pia, venivi su loro, e li staccavi, i lioncelli, ed «A letto» intimasti «ora, cattivi!» II A letto, il buio li fasciò, gremito d'ombre più dense; vaghe ombre, che pare che d'ogni angolo al labbro alzino il dito. Via via fece più grosse onde e più rare il lor singhiozzo, per non so che nero che nel silenzio si sentia passare. L'uno si volse, e l'altro ancor, leggero: nel buio udì l'un cuore, non lontano il calpe...

Tutto è amore

Non aver fretta! – mi sussurrava una segreta voce – Non è matura l’ora dell’amore! – Ed io, incorreggibile disubbidiente, soltanto a lei, Dio, ho dato ascolto – né io stessa so il perché. Non aver fretta! – E i grappoli tintinnano – le campane di pioggia e di bronzo solare, e nelle botti il vino sogna la tempesta, si inaridiscono e si screpolano le labbra, salate da una goccia di sangue. Mistero d’amore, io non ti ho riconosciuto nello sbocciare istantaneo della primavera. Come è tangibile ciò che non sfioriamo, come il calice non bevuto inebria, come tutto è amore! Blaga Dimitrova, in Segnali , a cura di Valeria Salvini, Fondazione Piazzolla 2000. Traduzione di Valeria Salvini. Pubblicata in Internet: POESIA , Mensile Internazionale di Cultura Poetica.